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Il Cappero Selargino di Marco Maxia

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A Selargius L'antica Kellarious, una piccola cittadina dell'hinterland cagliaritano che vanta oggi un'espansione tale da assumere l'aspetto di una vera città. Ha origini antichissime (3200-2700 a.C.) e da sempre l'orticoltura, l'agricoltura e il commercio hanno caratterizzato il paese. I cereali prevalevano, ma anche la coltura delle vigne era prospera; e proprio ai bordi di queste ultime, nonché ai piedi degli alberi di mandorlo, si coltivavano i capperi ("s tapparas" in lingua sarda). I suoi verdissimi cespugli adornano le campagne di Selargius, nutrendosi del succo della terra e del nettare del vento (umidità), e generosi offrono i propri bottoni fiorali avendo trovato l'ambiente pedo-climatico ideale. Dalla tradizione popolare I capperi anticamente venivano usati per preparare un decotto, fatto di scorze dei ceppi e delle radici, per curare le varici di cui molte donne erano affette. Solo più tardi, nella seconda metà dell'800, i capperi vennero introdotti nella gastronomia grazie alla famiglia Dentoni di origine genovese, ed in particolare Domenico Dentoni, in quegli anni sindaco di Selargius, che diede inizio alla coltivazione su maggior scala, rendendo l'agro selargino unico in Sardegna e simile alle famose isole di Pantelleria e Salina. Le donne selargine (is arregaterasa) acquistavano i capperi dai produttori e li trasportavano con "is crobis" (ceste) sopra la testa per rivenderli nei mercati di Cagliari. Gli uomini, invece, con l'ausilio del "carro a molle" iniziarono l'esportazione di questo prodotto in tutta la Sardegna, facendo sì che questi saporitissimi boccioli, potessero essere introdotti nella cucina locale apportando ai piatti tipici della cucina tradizionale un gusto inconfondibile.

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